La curva dei casi di coronavirus cresce di nuovo e con essa la sfortunata eventualità di un dipendente positivo all’interno dello staff. I dubbi su procedure, responsabilità e tempistiche sono tanti, per questo abbiamo posto 7 domande a Mattia Parizzi, esperto di sicurezza sul lavoro e consulente per OMEN.

Qual è la prima cosa da fare in caso di dipendente contagiato?

Per accertare un dipendente positivo vuol dire che sono stati effettuati  in precedenza il tampone e la segnalazione alla ASL di competenza. Ovviamente il lavoratore è sottoposto a isolamento per tutta la durata del periodo di contagiosità, in condizioni tali da prevenire la trasmissione. L’imposizione dell’isolamento è a cura della ASL, che valuta il caso a seconda che sia sintomatico o meno e avvia la procedura di monitoraggio del soggetto positivo.

Come cambia l’isolamento per asintomatici dai sintomatici?

Per le persone asintomatiche positive il periodo di isolamento dura al almeno 10 giorni dalla comparsa della positività. Al termine della quarantena è obbligatorio il test molecolare, che deve essere negativo (procedura: 10 giorni + test). 

Ci sono poi differenze tra casi di positività sintomatica. Il confinamento dei sintomatici è di almeno 10 giorni con l’obbligo di fare un test molecolare dopo almeno 3 giorni senza sintomi (procedura: 10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test). 

Un dipendente positivo a lungo termine, invece, non presenta più sintomi, ma continua a essere positive. Se la sintomatologia è assente da almeno una settimana, può interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi e tornare al lavoro.

Oltre al dipendente positivo, si è costretti a isolare tutto il personale?

Per capire come viene applicata bisogna capire bene il concetto di contatto, ovvero quando si è esposti a un caso probabile o confermato di COVID- 19 in un lasso di tempo che va da 48 ore prima a 14 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi. Di seguito le definizioni di contatto stretto con esposizione ad alto rischio e contatto casuale con esposizione a basso rischio.

A chi spetta la decisione della chiusura temporanea il locale? 

La decisione spetta sempre all’autorità sanitaria territorialmente competente, ma il datore di lavoro può disporre una chiusura straordinaria preventiva per provvedere alla sanificazione dell’area con precisione. Una volta eseguita, è il gestore a programmare la riapertura nel caso di chiusura preventiva straordinaria. Se, invece, la chiusura è imposta dalla ASL, è la stessa ad approvare la riapertura del locale.

Cosa consiglia per la pulizia dei locali?

Per la decontaminazione, si raccomanda l’uso di ipoclorito di sodio 0,1% dopo pulizia. Per le superfici che possono essere danneggiate dall’ipoclorito di sodio, utilizzare etanolo al 70% dopo pulizia con un detergente neutro. Vanno pulite con particolare attenzione tutte le superfici toccate di frequente. I materiali di tessuto devono essere sottoposti a un ciclo di lavaggio con acqua calda a 90°C e detergente. 

Tutte le operazioni di pulizia devono essere condotte da personale con mascherina FFP2 o FFP3, protezione facciale, guanti e camice monouso impermeabile a maniche lunghe. Dopo l’uso, i dpi per la pulizia vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto.

Quali sono le procedure di rientro dall’isolamento del dipendente guarito?

È necessaria la certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone e una visita medica precedente alla ripresa del lavoro, se l’assenza per motivi di salute ha una durata superiore ai sessanta giorni continuativi.

Come comportarsi se il lavoratore sa di essere positivo, ma non avvisa il datore di lavoro?

È necessario avvisare con la massima urgenza l’autorità di sicurezza pubblica, che si occuperà di far rispettare l’isolamento, e l’ASL competente, che effettuerà l’analisi epidemiologica. In ogni caso ricordo che chi ha contratto il Covid-19 e non rispetta le misure cautelari imposte può incorrere in una sanzione penale con l’arresto da 3 a 18 mesi, oltre che in un’ammenda da 500 a 5.000 euro. In caso di violazione dell’isolamento fiduciario, invece, si prevede una sanzione amministrativa in denaro da 400 a 3.000 euro.

La diffusione del coronavirus ha cambiato il quotidiano di lavoratori e lavoratrici del settore horeca, e non solo sul piano della sicurezza. La ristorazione si è dovuta reinventare a ogni dpcm, come nel caso della chiusura anticipata.