La consegna a domicilio di cibo è passata dall’essere un servizio accessorio al rivoluzionare il concetto di ristorazione e fruizione dei pasti.
Le piattaforme di food delivery hanno infatti sancito il decollo dei consumi ibridi, in cui prodotti e servizi sono a volte indistinguibili. Questi operatori hanno ormai un brand forte al pari dei ristoranti affermati, e hanno accolto quella che sembra essere un’inesauribile domanda del mercato ai tempi della gig economy.

I numeri della food delivery

Secondo un rapporto presentato durante Mapic Food, evento internazionale dedicato alle catene e agli attori della ristorazione commerciale svoltosi a Milano nel mese di maggio, oggi l’industria della consegna a domicilio di cibo vale nel mondo 35 miliardi di dollari, con una crescita annua stimata del 20 per cento.
Non deve sorprendere, quindi, l’ingresso di un colosso come Amazon nel mondo della distribuzione di pasti a domicilio. L’azienda è infatti entrata con 575 milioni di dollari nel capitale di Deliveroo che, a sua volta, è la più grande società di food delivery, cresciuta del 117% tra il 2017 e il 2018. Ad oggi, si avvale complessivamente di 60.000 riders e serve circa 80.000 ristoranti.

Glovo invece, la startup spagnola di corrieri on-demand, sta andando oltre la consegna di pasti pronti investendo in generi alimentari verticali, costruendo i cosiddetti dark stores (negozi non aperti al pubblico, per la sola consegna online) che rendono possibile la consegna della spesa ai clienti entro 20 minuti dall’ordine.

Anche in Italia la food delivery è il settore economico che negli ultimi anni ha avuto la più grande espansione, con una progressione addirittura geometrica, sia in termini di valore economico che di persone coinvolte. Secondo il Censis, 3,8 milioni di italiani fanno ricorso regolarmente alla consegna a domicilio di cibo.

Aumentare i coperti o differenziare i servizi?

I ristoranti integrano sempre più soluzioni tecnologiche nelle loro attività, cercando di trovare il giusto equilibrio tra l’efficienza apportata dall’innovazione e il tocco personale e umano.

La food delivery rappresenta coperti in più potenzialmente infiniti per le attività di ristorazione, seppur con alcune differenze.
La piattaforma Just Eat si occupa, infatti, esclusivamente di mettere in contatto i clienti e i ristoranti che già dispongono di un servizio di consegna a domicilio; altri operatori come Foodora e Deliveroo, invece, offrono un servizio di delivery per i ristoranti che originariamente non prevedevano la consegna.

Questo enorme aumento di domanda ha dato la spinta verso un nuovo modello di cucina, votata da una parte a preservare la qualità dell’esperienza di consumo all’interno del locale e dall’altra a non compromettere lo sviluppo di nuove opportunità di business.
È in espansione, al momento, il fenomeno delle dark kitchens, cucine “chiuse” e pensate solo per la produzione di piatti per la consegna a domicilio. Queste hanno trovato applicazione anche all’interno di realtà aziendali, che dalle mense sono passate a introdurre corner debitamente attrezzati dove acquistare e consumare il proprio piatto
pronto.
Considerando il più basso rischio d’impresa, che azzera i costi di affitto dei locali e delle attrezzature e altre spese operative come le utenze, i costi d’esercizio e il personale, attualmente ci si domanda se le dark kitchens modificheranno gli equilibri del settore food e il ruolo degli operatori.

consegna a domicilio

Cosa è cambiato?

La consegna a domicilio di cibo in fondo esiste già da decenni, ma a cosa dobbiamo questo boom?
Innanzi tutto, il target a cui si rivolgono le piattaforme di food delivery è differente rispetto ai competitor locali che effettuano consegne privatamente. Il servizio è spesso utilizzato da una categoria di persone con una buona retribuzione, con poco tempo a disposizione da dedicare alla cucina, ma anche dai millennials, che usano le app e sono abituati ad avere tutto a portata di smartphone.

Altro punto di forza è, poi, la facilità di pagamento, che avviene attraverso carta di credito o PayPal, con la possibilità di registrazione dei propri dati per facilitare eventuali futuri pagamenti.

La possibilità di ordinare cibo e pagarlo con pochi clic in qualsiasi momento ha le sue conseguenze sulla flessibilità richiesta ai lavoratori, in particolar modo i riders. Molte discussioni sono in atto, su più livelli e in più nazioni, per garantire loro tutele a livello contrattuale e di sicurezza. L’azienda italiana Mymenu, per esempio, ha firmato la Carta
dei diritti dei lavoratori digitali del Comune di Bologna.

Ecco dunque un quadro di quanto sta accadendo nel mondo della ristorazione.
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