Con l’avvio della chiacchierata Fase 2 si ha la riapertura di bar ed esercenti pubblici. In un momento così incerto le domande che ogni gestore, ogni barista, ogni cameriere si fa sono tante, abbiamo provato a trovare delle risposte con Gabriele Iori, responsabile marketing e comunicazione Techfood, ecco il futuro che si aspetta.

Techfood ha ripreso tutte le attività?

Sì, Techfood ha ripreso le normali attività, dalle vendite all’assistenza fino alla produzione, riadattando l’organizzazione alla situazione straordinaria. Abbiamo pianificato il workflow con dei turni alternati di metà giornata. Questo ci consente di ridurre l’affollamento in azienda, di garantire la tutela dei dipendenti e di agevolare economicamente chi ha esclusivamente percepito la cassa integrazione durante i mesi di lockdown. Siamo operativi, anche i clienti possono venirci a trovare in totale sicurezza e i nostri chef sono di nuovi disponibili per la formazione direttamente nel locale.

Come avete reagito e gestito il lockdown?

Abbiamo da subito rassicurato la forza vendita che allo stesso tempo ha sostenuto senza sosta i nostri clienti. La pausa forzata dell’operatività produttiva non ha compromesso però la possibilità di studiare nuove strategie anche a distanza per la riapertura bar e locali, presto ci saranno novità. Durante il lockdown, inoltre, la nostra comunicazione online non si è mai fermata. Anzi, abbiamo approfittato del momento per continuare a proporre contenuti e spunti interessanti per gli addetti al settore horeca. Techfood, per esempio, è stata una delle prime realtà a parlare apertamente di delivery poco prima che diventasse un trend nazionale.

Come sta cambiando la ristorazione e cosa ci si deve aspettare?

Sicuramente cambieranno le modalità di consumo del fuori casa e di frequentazione dei locali. Proprio in questi giorni si discute molto sulle nuove normative per la ristorazione, soprattutto a livello di sicurezza e igienizzazione. Il distanziamento tra clienti – e tra clienti e banco – comporterà un calo dei coperti disponibili con un conseguente potenziale calo del fatturato. Bisogna ripensare all’organizzazione del locale, alla sanificazione degli ambienti e comunicarla per rassicurare il pubblico. Ci si aspetta una grande attenzione dei clienti sul rispetto delle norme sanitarie. Da un’indagine TradeLab, pubblicata poi su Horecanews, gli italiani premieranno i locali che sapranno garantire la presenza di poche persone in contemporanea (75%), una perfetta pulizia (59%) e la distanza tra i tavoli (50%).

A livello di business invece?

Sarà una fase provvisoria, ma sarà anche utile per rivalutare la strategia e i fattori che differenziano il locale dalla concorrenza su cui puntare. Il tema “riapertura bar” ha smosso molte attività bloccate a un sistema di vendita rigido, completando il servizio offline con quello online; un modello di business meno basato sul locale fisico e sul contatto diretto, ma più digitalizzato. Daniele Contini, Country Manager di Just Eat Italia, ha affermato in un articolo che a seguito del lockdown il servizio si è sviluppato anche nelle province e nei centri più piccoli, coprendo a oggi il 64% della popolazione e il 100% dei comuni con più di 50mila abitanti. Questi dati evidenziano bene quanto il bar tradizionale si dovrebbe adeguare al nuovo trend, che forse non rappresenta solamente un momento transitorio.

L’asporto sarà una valida alternativa di vendita in futuro?

Credo di sì, perché è un buon compromesso tra aspetto ludico del fuori casa e sicurezza nella vendita del prodotto. È certo che ci sarà un riavvicinamento al classico consumo, ma è anche certo che difficilmente tornerà uguale a prima in poco tempo. Take away e delivery sono validi alleati per rassicurare i consumatori e tutelarli assieme ai dipendenti.

Parliamo dei piccoli esercenti, quali sono le soluzioni Techfood più funzionali?

In generale i prodotti con basso food cost sono sicuramente i più adatti per i piccoli esercizi. Il Governo ha promesso delle formule a supporto del fatturato delle attività commerciali, ma i veri imprenditori guardano anche i costi: un effettivo risparmio al netto consente di avere maggiori ricavi anche a fronte di un fatturato che cala.
Tra le possibili soluzioni Techfood la più indicata è Rondò Unika, le crêpes preparate con questa macchina hanno un food cost di 0,39 € e si vendono anche a 4 € a porzione con una buona marginalità.

Poi si può puntare anche su Ice N Roll, la postazione per mantecare istantaneamente il gelato in 30 secondi. È una soluzione ingegnosa perché consente di preparare porzioni singole evitando sprechi e di gestire i clienti in fila garantendo la corretta distanza. Sempre per garantire la sicurezza si può ricorrere a dispenser per salse o creme spalmabili, Techfood per esempio ha lavorato a una linea in partnership con Italian Food Factory. Così oltre a farcire davanti al cliente il croissant o l’hamburger, alludendo alla freschezza del prodotto, si limita la circolazione di barattoli singoli monoporzione tra i clienti.

Infine, stiamo studiando un e-commerce dedicato ai nostri clienti che consiste in una piattaforma per il delivery. In questo modo anche i piccoli esercenti possono gestire un servizio essenziale senza i costi di iscrizione o le percentuali di trattenute tipiche delle grandi piattaforme.

Le riflessioni, le idee e le soluzioni Techfood non mancano, come anche la disponibilità in tema riapertura bar. Contattaci per un supporto tecnico e una consulenza professionale, siamo operativi come sempre.